Per una nuova partenza
di Sergio Bellucci
È la crisi di un nuovo capitalismo
Superiamo le divisioni del ‘900, ma non tentando una “riunificazione”, ma partendo da una nuova analisi (casomai ci si dividerà su questo, ma non sul passato…). Non è importante stabilire se avevano ragione Turati o Togliatti, Nenni o Saragat, Craxi o Berlinguer. O se aveva ragione l’operaismo o i riformisti. Nella idea di costruire una società diversa da quella capitalistica hanno fallito tutti.
Non basta l’indignazione.
Essere indignati contro il capitalismo che rapina il sud del mondo, che impoverisce chi lavora, che precarizza le vite, che toglie dignità alle persone, che inquina il mondo e rapina le risorse, che industrializza la vita e la piega alla mercificazione, che medicalizza le nostre vite per lucrare sulle nostre ansie e debolezze, che controlla ogni aspetto della nostra vita come un grande fratello togliendoci la privacy e la possibilità di “pensare” un altro mondo attraverso l’industria di senso, è solo una premessa per fare politica. Rispondere con le lotte e le autorganizzazioni a questi problemi è giusto, sacrosanto, obbligatorio, ma non più sufficiente. Ogni movimento pensa di ritagliarsi e partire dal suo specifico perché il modello di politica che ha vinto è quello dello scambio, anche a sinistra.
Non basta la conquista di piccoli spazi di autonomia
Per moltissimo tempo, negli ultimi 20 anni, abbiamo pensato che moltiplicando gli spazi di autonomia questi si sarebbero ricomposti provocando un salto di qualità nella capacità di opporci a questo capitalismo. Oggi sappiamo che non solo questo non è accaduto, ma che ogni singolo spazio ha rivendicato e rivendica rapporti con la rappresentanza decisionale istituzionale con meccanismi di mero voto di scambio. Tutto questo rappresenta la degenerazione della forme della politica.
Serve l’apertura di un nuovo orizzonte
Non basta indicare l’uguaglianza nell’era dello sviluppo delle individualità, né soccombere all’individualismo. Occorre rilanciare l’assunto marxiano: “da ognuno secondo le proprie possibilità a ognuno secondo i propri bisogni”.
La decrescita, ad esempio, è stata volutamente contrastata per la logica dello scontro interno (che occupa il 95% delle nostre energie dagli anni ’80…. Dobbiamo saper cogliere il senso profondo del suo messaggio: il mondo non può crescere all’infinito… (secondo la logica produttiva del capitale) ma può crescere in formato relazionale. Bisogna introdurre un nuovo orizzonte: Il Welfare delle relazioni, un modello di vita “alternativo” che conquisti la sua possibilità di farsi stato.
Servono parole nuove
Contro la caduta tendenziale del saggio del significato. Per raccontare il percorso di cui abbiamo bisogno c’è la necessità di avere nuove parole. Le vecchie sono consunte. Allora bisogna lavarle dalla polvere e restituire brillantezza. Grande compito dei comunicatori i sinistra. La mia opinione è quella di riuscire ad utilizzare le parole che rappresentano l’innovazione del momento e ricondurle allo spirito della idea di sinistra. Non è particolarmente difficile. Prendiamo la rete. Le parole principali della rete sono: condivisione, co-operazione, autogestione, consapevolezza, collaborazione. Il modello che tali tendenze stanno prospettando è quello del passaggio dall’era della proprietà a quello della fruizione. Dice niente a noi di sinistra?
Serve una analisi di questo capitalismo
Le tre grandi novità del capitalismo del ‘900
L’esplosione del valore dell’informazione nella produzione (processi di automazione crescente resa possibile dal digitale; sussunzione nel capitale fisso di una massa crescente di conoscenza, tendenza verso il General Intellect).
L’esplosione della de-materializzazione (resa possibile dai processi di digitalizzazione); due grandi campi si sono aperti: la smaterializzazione della moneta (processo di esplosione della economia monetaria e della produzione di denaro per mezzo di denaro) e la nascita delle merci immateriali, del valore dei marchi (senso del conusmo), la possibilità di intervento delle tecno-scienze (nanotecnologie, biotecnologie su vivente e umano).
L’affermazione dell’industria di senso, la prima industria della storia che produce profitto nella costruzione del senso della vita.
Serve una proposta che apra nuovi gradi di libertà come orizzonte
La sinistra deve essere capace di leggere questo nuovo capitalismo, capirne le nuove contraddizioni (le libertà promesse ma negate dagli assetti dei rapporti di produzione) e indicare la via per realizzare quelle che vanno verso i nostri terreni (uguaglianza, libertà e oggi direi privacy, sostenibilità). Tutto questo potrebbe essere contenuto nella proposta del Welfare delle Relazioni, intendendo con esso la complessità della dimensione delle scelte.
Serve un nuovo gruppo dirigente coerente con questa analisi
Servono comportamenti del gruppo dirigente non solo “trasparenti e coerenti”, ma che sappiano recuperare una impostazione culturale aggiornandola (acquisti ai GAS, Km 0, no ristoranti lussuosi, niente barche, niente sfarzi, non serve la vita monacale, ma la vita “normale”).
Serve un gruppo dirigente che sappia incarnare ciò che vuole costruire, che si senta parte del popolo in marcia, che sia percepibile come un pezzo consapevole ma non separato.
Servono modelli di partecipazione attiva
I modelli di partecipazione devono essere certi, trasparenti. I partecipanti all’’intrapresa devono essere protagonisti delle scelte e avere la percezione che è il gruppo dirigente centrale a “cedere” sovranità verso il basso, ma senza indulgere su populismi vari. Certezze e capacità decisionali con relative responsabilità. I modelli di rete sono importanti non perché siano gli strumenti informatici a fornire la motivazione ma perché le logiche sociali che depositano nelle relazioni non possono più essere ignorati. Ma questo non significa che non debba esserci un gruppo dirigente. Anzi.