Il 6 ottobre alcune associazioni, personalità, intellettuali e militanti hanno dato vita, insieme a noi di Net Left, ad un incontro sulla trasformazioni prossime future che attendono non solo il nostro paese, ma l’umanità intera.Dopo il suo svolgimento siamo convinti ancor di più che essa possa essere stata il punto di partenza di una riflessione e di una pratica politica che si pone la sfida dei mutamenti in atto.
Crediamo, infatti, che il percorso della storia umana sia giunto ad un vero e proprio tornante, forse una biforcazione ineludibile, e che a questo enorme, drammatico e incalcolabile cambiamento, l’umanità debba predisporsi a guidarne gli esiti o esserne travolta.
La politica e la sinistra non possono esimersi da affrontarne la complessità e l’urgenza.
Nessuno di noi ignora i drammi quotidiani che riempiono sia le cronache, sia le scaramucce tra i partiti rappresentate egregiamente nei TG e nei Talk Show e, meno che mai, nessuno di noi pensa che alle questioni di tutti i giorni si possa rispondere solo con prospettive future.
Ma è proprio su questa cesura che si gioca l’autonomia politica e la capacità progettuale di una idea politica, di una organizzazione che vuole puntare a cambiare il mondo. Il permanente schiacciamento sul quotidiano, la politica organizzata attraverso sintetiche declamazioni in 144 caratteri impedisce di alzare lo sguardo, connettere il senso di marcia degli eventi dai drammi giornalieri, trasforma la politica e il politico, nella mera efficacia nell’offrire la miglior battuta possibile, ficcante e penetrante, ma senza orizzonti “pensati” o sufficientemente complessi, gli unici capaci di incidere realmente sul corso degli eventi e, alla fine, sulla Storia.
Le innumerevoli trasformazioni a cui siamo di fronte non riguardano solo alcuni settori altamente tecnologici, ma attengono a tutti i settori dell’attività umana e, quasi sempre, le possibilità aperte dalla tecno-scienza, dagli apparati da essa sviluppati, superano di gran lunga anche gli apparati etico-morali che l’umanità aveva elaborato, nelle varie culture e civiltà, nel corso dei millenni. Domande impensabili fino a pochi anni o addirittura mesi or sono, attraversano l’intera società spesso senza risposte o capacità di comprensione reale delle conseguenze degli atti resi possibili dalla potenza raggiunta dalla tecno-scienza e del suo sistema macchinico.
Le attività umane hanno quasi definitivamente trasformato il pianeta in una immensa industria. Tutte le sfere esistenti, umane, animali e vegetali sono oggetto di industrializzazione, di sfruttamento, di ingegnerizzazione. Spesso senza comprensione della complessità dei meccanismi che presiedono alla biosfera nella quale viviamo. Queste enormi trasformazioni hanno innescato processi di alterazione che molti studiosi ritengono quasi irreversibili: dal cambiamento climatico fino all’annuncio dell’inizio della VI estinzione di massa della vita sul pianeta dovuta alla antropoformizzazione dell’ambiente e alla riduzione delle biodiversità derivanti dallo sfruttamento intensivo e dal disboscamento.
Accanto a questi processi ormai sovra-ordinatori delle scelte politiche e sociali, oggi l’umanità si trova ad affrontare scelte irreversibili come quelle di modificare il proprio destino evolutivo e quello di tutte le specie attraverso la modifica generalizzata dei DNA dei viventi, oppure quella di affidare alle nuove forme di Intelligenza Artificiale non solo la gestione di strutture critiche e complesse, ma addirittura il ridisegno delle forme del lavoro necessario alla produzione di beni e servizi, con un impatto devastante in termini di cambiamento della stessa natura delle nostre società.
Il tornante della storia umana è ben più complesso di quello di semplici (ma difficili) questioni di bilancio, di indebitamento pubblico, di pur giuste rivendicazioni nella necessità di redistribuire la ricchezza prodotta, di cambiare i rapporti di forza tra l’1% e il 99%.
Tutto questo è necessario e obbligato, ma serve solo se saprà dare un esito diverso e condiviso al tornante della storia. Altrimenti rappresenta solo un tentativo, purtroppo maldestro e inefficace, di essere accettati al tavolo del banchetto che sta portando il mondo al vero e proprio collasso.
Per fare questo serve una politica all’altezza. Serve una autonomia di pensiero all’altezza dei cambiamenti in atto. Servono scelte politiche coerenti con l’obiettivo di tentare di “governare” questa TRANSIZIONE. Serve sviluppare nuove consapevolezze, produrre obiettivi politici nuovi, abbandonare schemi e soluzioni che non sono più all’altezza dei compiti.
Serve una politica che sappia passare dalla pura e semplice “rivendicazione” di briciole di diritti o della pretesa di pochi spiccioli di monete, avanzi delle grandi spartizione di potere del mondo, ad una politica che sappia produrre, organizzare, realizzare la società nuova di cui l’umanità ha bisogno.
Non vogliamo ridurre lo scontro con le logiche che stanno portando il mondo al collasso. Noi vogliamo proporre una mossa del cavallo per uscire da un terreno e da un gioco che ci vede da troppo tempo in difesa e sconfitti. Non una omologazione al pensiero dominante, alle sue logiche e alle ricette per rendere meno cruento l’impatto del neo-liberismo, ma una diversa pratica di alterità rispetto alle ricette praticate nel passato. Per mantenere dritta la barra della costruzione di una società di eguali che sappia vivere in sintonia con tutta la vita del pianeta, abbiamo bisogno di nuove culture, nuove rivendicazioni e, soprattutto, la capacità di iniziare a costruire direttamente le nuove condizioni di vita del futuro. Su questo fronte devono essere impiegate le intelligenze creatrici, su questo crinale vanno impiegate le risorse pubbliche. Dobbiamo creare un processo a valanga in grado di modificare i rapporti di forza, costruire coerenze tra le nostre ambizioni e le scelte politiche e amministrative.
Questa “re-ingegnerizzazione” della società, questo governo della TRANSIZIONE è un percorso obbligato se non si vuole essere complici della più grande distruzione umana dopo il diluvio universale.
Noi abbiamo sempre creduto che questo tornante si potesse affrontare non con lo sguardo rivolto al passato, e non solo per la potenza, lo slittamento prodotto dalle innovazioni introdotte negli ultimi 30 anni nella società e né solo perché i problemi sono talmente tanto nuovi e complessi che non esiste, nel passato, alcuna ricetta per garantire a 8 miliardi di persone di vivere dignitosamente, ma proprio perché all’interno di queste innovazioni che abbiamo vissuto in questi anni, esistono possibilità, potenzialità, logiche utili e necessarie a costruire un modo completamente nuovo di produrre, consumare, vivere.
La società del dopo capitalismo, come avevano teorizzato molti, non si produrrà con lo sguardo rivolto all’indietro, ma portando verso logiche altre le potenzialità raggiunte nel punto più alto del capitalismo stesso.
La storia di Net Left ci ha portato, in questi anni, a indagare un confine in perenne trasformazione, quello introdotto dalle tecnologie digitali, e che è stato foriero di innumerevoli cambiamenti sul piano economico, produttivo, lavorativo e relazionale.
Possiamo dire che nulla e nessuno è più come prima, ma sicuramente possiamo dire che questa trasformazione è solo agli inizi.
Abbiamo sempre creduto che queste trasformazioni non eliminassero i conflitti derivanti dalle diseguaglianze e dalle vere e proprie crudeltà del modello di sviluppo. Anzi. L’innovazione, senza una politica all’altezza, avrebbe portato a maggiori dolori e ad una società meno giusta. Ogni innovazione tecnologica che ridisegna i rapporti tra i membri delle nostre società, quando non incontra la capacità di piegare le sue potenzialità ai bisogni sociali e all’uguaglianza, produce maggiori distorsioni e maggiore alienazione.
Di fronte a queste grandi trasformazioni si può ignorarle, sottovalutarle o esaltarsi.
Noi non abbiamo mai voluto essere o spettatori ignari e passivi o adulatori dell’innovazione.
Né Apocalittici, né integrati. Abbiamo sempre creduto nel pensiero critico, nella capacità di comprendere la qualità della trasformazione, le sue implicazioni produttive, lavorative, sociali e umane
Per questo siamo stati tra i protagonisti dell’appuntamento del 6 ottobre e, insieme agli altri partecipanti, abbiamo deciso di indicare per il prossimo 11 Novembre un appuntamento Nazionale della Sinistra nell’Era Digitale. Una convocazione che non rientra nel dibattito quotidiano per la formazione di liste elettorali e si pone il tema della costruzione della sinistra nella Transizione. Anzi, della Sinistra della Transizione.
Ti chiedo, allora, di valutare di voler essere tra i firmatari dell’appello per l’11 Novembre che è stato deciso nell’assemblea del 6 ottobre e di farti parte attiva, nel caso volessi aderire, nel raccogliere adesioni e aiutarci nell’organizzare gli appuntamenti decisi nelle città di Milano, Firenze, Roma e Napoli o organizzarne uno nella tua città e connetterlo in rete agli altri.
Al momento hanno aderito
Primi firmatari: Sergio Bellucci, Catia De Angelis, Valentino Filippetti, Grazia Francescato, Sergio Gentili, Simonetta Carrarini, Mario Agostinelli, Amarildo Arzuffi, Analita Polticchia, Piercarlo Ravasio, Luca Lo Bianco, Fabio Del Papa, Francesco Tupone, Domenico Fiormonte, Enrico Capuano, Mario Catini, Glauco Benigni, Stefano Simoncini, Athos Gualazzi, Valerio Marinelli, Marco Trotta, Maurizio Zammataro, Pier Paolo Mocci, Fabrizio Fassio, Michele Zacchi, Mario Sommella.
Il presidente dell'associazione Netleft
Sergio Bellucci