Salve a tutte/i
La vecchia mailing list di NetLeft diventa una newsletter!
ogni tanto senza esagerare verrà inviata una comunicazione periodica sulle
attività dell'associazione e verranno segnalati articoli interessanti.
Visitando la pagina della newsletter
http://mailman.netleft.it/mailman/listinfo/comunicazioni è possibile
gestire in autonomia le iscrizioni alla lista
inauguro quindi la newsletter comunicazioni(a)netleft.it proponendo la
lettura di due articoli riguardanti il Regno Unito, anche in questo paese
si stanno sviluppando nuove idee, sia a livello teorico che a livello
politico, sorprendentemente molto molto vicine alle proposte di Netleft,
(sembra proprio che in tutta Europa si manifesti sempre più l'esigenza di
una nuova forma della politica basata sui valori della condivisione,
cooperazione, trasparenza, auto-organizzazione e solidarietà attiva):
- un nuovo interessante articolo sul nuovo libro di Paul Mason, un
intellettuale inglese che sembra sposare in toto le tesi della nostra
associazione.
- un articolo di Francesco Martone (non fate caso al sito che lo ospita
...) "Partito Labour in subbuglio: Jeremy Corbyn “il rosso” in testa nei
sondaggi e nelle idee" sul candidato leader del partito laburista inglese
Ciao Francesco T.
http://www.sinistraecologialiberta.it/notizie/partito-labour-in-subbuglio-j…
Jeremy Corbyn, esponente della sinistra del partito laburista, avrebbe un
incredibile vantaggio di venti punti sui suoi rivali nella corsa alla
leadership del partito britannico, ...
contrario alle politiche di austerità, Corbyn si è trovato spesso in
minoranza nel Labour e si è opposto alle “derive” del blairismo. E’
sostenitore dell’intervento pubblico nell’economia, all’aumento delle tasse
per i ceti più elevati, ed ha abbracciato cause pacifiste e ambientaliste.
Si è battuto per la riunificazione dell’Irlanda e per il disarmo nucleare.
Nel 1984, è stato anche arrestato nel corso di un sit-in di protesta
anti-apartheid davanti dall’ambasciata del Sud Africa.
“Propone una forma di politica ibrida e sperimentale, dove il metodo guida
è la collaborazione. E dove questa collaborazione esiste, non sarà
organizzata intorno ad un centro unificante, ma attraverso reti di
coordinamento, dando priorità all’intercomunicazione, e l’interconnessione,
come modalità di condivisione di valori condivisi ed un senso di direzione
comune”.
Ciò di cui c’è bisogno quindi è una organizzazione politica di tipo
differente da quella che rappresentava i lavoratori nel periodo keynesiano,
meno centrata sull’obiettivo di andare al governo, ma più su quello di
sviluppare ed interconnettere le capacità di trasformazione delle persone
su base transnazionale – interconnettendo locale e globale – per sfidare il
mostro del capitalismo globale. Ma la nozione di ibridità e l’obiettivo di
mettere in movimento varie fonti e livelli di potere può anche riconoscere
e valorizzare organizzazioni “storiche” ma in una cornice diversa”
... “potrebbe essere parte di una nuova politica che riguarda meno il
governo e più la mobilitazone dalla base,(…) una politica che parte dal
riconoscimento che la nostra unica risorsa è rappresentata dalle capacità
creative delle persone, e dalla loro volontà di metterle in pratica per il
bene di ognuno. Quindi un movimento che riguarda non solo vincere le
elezioni ma educazione ed autoeducazione popolare, meno lotte intestine più
accoglienza della diversità e creazione di spazi di riflessione e
dibattito, trattando la pratica come azione sperimentale dalla quale
apprendere, un’organizzazione meno gerarchica e di avanguardia e più mirata
a creare e connettere piattaforme e sostenere ed intrecciare le lotte”.
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http://www.corrierecomunicazioni.it/it-world/35645_mason-internet-decretera…
La 'tempesta perfetta' del capitalismoMason: "Internet decreterà la fine
del capitalismo"Alla vigilia del debutto del suo ultimo libro
"Post-capitalism", il giornalista inglese spiega perché le tecnologie hanno
mandato in crisi l'attuale modello economico: "Il web consente un controllo
dal basso e sta scardinando le impalcature del potere"
di Antonio Dini da www.corrierecomunicazioni.it del 27 luglio 2015
È la *rivoluzione tecnologica* che ha cambiato tutto. E sta portando alla
fine del capitalismo. Tra pochi giorni in libreria in Gran Bretagna il
nuovo libro del giornalista inglese *Paul Mason *sta creando già adesso
scompiglio in rete. L’ex conduttore della Bbc e oggi di* Channel 4 News* ha
infatti speso gli ultimi mesi facendo interviste e analizzando una serie di
fattori economici e tecnologici all’opera nella società giungendo alla
conclusione che, “come è già accaduto alla fine del feudalesimo 500 anni
fa, il passaggio dal capitalismo al postcapitalismo sarà accelerato da shoc
esterni e modellato dall’emergere di un nuovo tipo di esseri umani. Il
processo è già cominciato”.
Lungi dall’essere una visione messianica o catastrofista, quella di Mason è
una lucida analisi, anche se molto forte. Si è però guadagnato un’intera
pagina pagina sul Guardian, il giornale dell’intellighenzia di sinistra in
Gran Bretagna.
Quello che Mason mette assieme è un susseguirsi di eventi che la cronaca ha
registrato ma gli storici e i notisti politici ancora non sono riusciti a
metabolizzare: dal movimento* Occupy Wall Street* alla crisi Greca, con
l’ascesa contestata e frammentata di *Syriza*, sino ad arrivare agli
scenari di cambiamento radicali che sono stati etichettati, partendo
dall’ultima crisi, sotto la categoria *austerity*. "Austerity – dice Mason
– non sono otto anni di tagli alla spesa pubblica, come è accaduto anche in
Gran Bretagna, o persino la catastrofe sociale inflitta alla Grecia.
Significa invece far decrescere per un decennio i salari, gli
ammortizzatori sociali e gli standard di vita dell’Occidente sino a che non
si incontrino a metà strada con quelli in ascesa delle classi medie cinesi
e indiane".
Cosa c’è alla base della trasformazione terribile che sta scuotendo
l’albero delle libertà e del mercato, pianta gigantesca cresciuta nei
terreni dell’Occidente, soprattutto nel Nuovo Mondo e poi sempre più
velocemente anche nella Vecchia Europa e, infine, in altre parti del
pianeta come la Cina moderna? Il *postcapitalismo* nasce dall’esplosione
delle tecnologie che rendono l’informazione il vero prodotto e quindi il
vero creatore di valore (e non più il lavoro o la produzione). Una
informazione che, grazie al digitale, diventa sempre più diffusa,
raccoglibile e soprattutto gratuita. E la gratuità dell’informazione,
quella che è stata definita “economia dell’abbondanza” perché basata sui
bit anziché la classica economia della scarsità, presupposto della nostra
società basata sugli atomi (cioè sui prodotti materiali), cambia tutto.
Proviamo a immaginare, si chiede Mason, il personaggio di Orazio, nell’
*Amleto* di Shakespeare, e quello di Daniel Doyce nella *Piccola Dorrit* di
Charles Dickens. Il primo, figlio del passaggio tra il sedicesimo e il
diciassettesimo secolo, è un personaggio del mondo feudale al cospetto del
Rinascimento. La sua ossessione è quella tipica degli uomini colti della
sua epoca, cioè la filosofia umanista. Invece, 250 anni dopo, Doyce è
ossessionato dall’idea di brevettare la sua invenzione. Due personaggi
impossibili da trasportare da un’epoca all’altra. Orazio sarebbe stato un
uomo con la testa fra le nuvole, un sognatore snob, mentre Dorrit
nell’affresco shakespeariano avrebbe avuto forse il ruolo di un
involontario buffone delle classi lavoratrici.
Il passaggio tra le due epoche, dunque, ci è chiaro. Ma la spaccatura,
sostiene *Mason,* è paragonabile a quella davanti alla quale ci troviamo.
Un mondo in cui la collaborazione, le reti nate per l’economia dello
scambio, la possibilità di generare valore in altri modi, sono la vera base
di un passaggio oggi inimmaginabile. Possiamo provare a pensare al
copyright, al diritto d’autore e di riproduzione, ma anche alla
brevettazione industriale, alle figure che oggi nelle grandi aziende
riscuotono maggiore attenzione e rispetto, ai portabandiera e agli alfieri
del capitalismo e addirittura alle figure degli imprenditori come a relitti
del passato, destinati ad essere spazzati via da una rivoluzione digitale
in cui il postcapitalismo - Mason lo chiama così per mancanza di nomi
migliori - definisce nuovi assetti sociali, nuove forme di relazione, nuove
possibilità di sviluppo della personalità e del proprio contesto.
Le informazioni sono quelle che producono esternalità, la nuova forma di
valore del tempo moderno. Il Medio Evo è finito con la scoperta
dell’America, con le navi che hanno portato infiniti quantitativi di
ricchezza in Occidente, all’apertura alle minoranze e a nuovi modi di
pensare, alla scienza come strumento per generare progresso e al tempo
stesso con la peste e le guerre di religione. Internet, paragonandola ai
fattori di trasformazione ad esempio della scoperta dell’America, è sia la
nave che l’oceano che l’oro. È il veicolo, il contenitore e anche
l’obiettivo della trasformazione. E in negativo? Migrazioni epocali,
invecchiamento della popolazione, cambiamento climatico ed esaurimento
delle fonti deperibili di energia sono solo alcune delle spade di Damocle
del futuro. A queste si aggiunge anche lo *scontro tra civiltà* diverse e
soprattutto, per quanto riguarda il nostro perimetro europeo, il trauma
della sinistra.
Nell’analisi di quel che sta cambiando e delle resistenze a questi
cambiamenti generati dalle tecnologie e dai nuovi assetti sociali, non è
solo il capitalismo ad essere messo in crisi (Mason mette in gioco anche un
vecchio saggio di Carlo Marx che analizza la trasformazione del capitalismo
in caso di infinita replicabilità delle macchine a costo zero, cioè il
punto di arrivo dell’evoluzione delle tecnologie a cui, secondo l’autore
inglese, ci troviamo di fronte) ma anche la sinistra.
Dopo aver interpretato la forza progressista e controbilanciate della
società, l’ingrediente capace di far stare il capitalismo del progresso
dentro il binario dell’umanità (salario minimo, orario di lavoro, sanità,
welfare, sindacati), la sinistra oggi si trova superata in tutto e per
tutto. È diventata un movimento di opposizione, anziché di proposizione e
rivendicazione.
Può solo chiudere perché molti dei suoi temi, come la condizione, la
possibilità di ripensare assetti sociali in modo diverso da quelli basati
sul capitale e sulla dialettica della forza lavoro (che genera plusvalore)
sono superati e sono stati presi da altri gruppi sociali politicamente
neutri o non interessati ai valori tradizionali di sinistra e soprattutto
alle sue forme di organizzazione gerarchiche e verticistiche. Necessarie
forse per poter opporre le falangi di lavoratori all’1% dei capitalisti, ma
oggi fattore di rallentamento se non di sbandamento in un’economia della
rete fatta di nodi e di connessioni dove girano le informazioni senza
vertici e senza gerarchie apparenti: è il conflitto esistenziale fra la
sinistra tradizionale, sindacato incluso, e i movimenti di nuova
generazione, anti-ideologici e non schierati contro il capitalismo in
quanto tale.
Le *considerazioni di Mason* sono consolatorie. Nel suo libro cerca di
fornire un senso, di interpretare il cambiamento. Per quanto doloroso lo
scenario offerto, è pur sempre meglio che il caos in cui tutto (il male) è
possibile, perlomeno per i lettori delle classi medie che possono sperare
in un futuro migliore per i propri figli facendogli studiare informatica e
cinese.
Dice Mason come molti in questo periodo: viviamo momenti storici di
profonde trasformazioni sociali e politiche. La fine delle ideologie
ottocentesche che dure a morire continuano ad alimentare vecchi sogni
romantici.
La caduta del comunismo ha lasciato al capitalismo l’eredità pesante di
creare prosperità per miliardi di persone. Ma il vecchio modello del
capitalismo è obsoleto, dice Mason, la rivoluzione tecnologica e una
risvegliata consapevolezza umana lo stanno smantellando un pezzetto alla
volta, trasformandolo al tempo stesso. Il controllo dei potenti della Terra
sui mezzi di comunicazione e sulla società non è mai stato così fragile,
paragonabile a quello della Germania dell’Est di trent’anni fa.
Il futuro per Mason è un nuovo modello economico consapevole, una fusione
tra empatia, alto livello di consapevolezza dei bisogni degli altri e un
modello di sviluppo e creazione di ricchezza che soddisfi i bisogni
economici ed emozionali di tutti non solo degli azionisti o le élite. Ma ci
vorrà tempo. Un argomento affascinante, sostiene Morris da proporre ai
nostri sindacati, alle nostre sinistre romantiche e radical-chic, che
ancora sopravvivono nel sottobosco della confusione odierna.
Secondo il *Guardian*, *Postcapitalism* di Paul Mason (Allen Lane, £16.99)
sarà il libro dell’estate.