*Postcapitalismo*
*di Marco Todarello*
Il capitalismo ha i giorni contati, ma per ragioni diverse da quelle
esposte da Karl Marx e da chi lo ha seguito. La società dell’informazione
ha in sé gli strumenti per rompere col passato e aprire una nuova fase
della storia economica, il Postcapitalismo, come argomenta il giornalista
economico britannico Paul Mason (nella foto sopra) nel libro omonimo (Il
Saggiatore, 2016). Non è un nostalgico, Mason, e nemmeno un marxista
ortodosso, ma è bravo a tracciare una mappa delle nuove contraddizioni del
capitalismo di oggi. La prima, sostiene, è quella tra la possibilità di
avere beni e informazioni gratuiti in abbondanza e l’esistenza di un
sistema di monopoli, banche e governi che cerca di mantenere ogni cosa
privata, scarsa e commercializzabile. Ed è proprio questa tensione tra
illimitatezza della conoscenza e limitatezza della proprietà la
fondamentale contraddizione del capitalismo del XXI° secolo, e che la
rivoluzione digitale ha messo a nudo.
Le tecnologie informatiche, unite all’ampia disponibilità di informazioni,
stanno quindi aprendo la strada a un nuovo possibile mondo che non
risponderà ai dettami del profitto e della gerarchia manageriale, ma ai
principi di condivisione, responsabilità e gratuità.
Una tesi che presta il fianco a molte critiche, non ultime quelle dei
contestatori della “democrazia digitale” alla Evgenij Morozov, ma che Mason
sviluppa in un lavoro molto ampio e che parte da lontano.
IL GIORNALISTA MUOVE I SUOI PASSI PROPRIO DA MARX, MA NON DAL FAMOSO
CAPITALE, BENSÌ DA UN TESTO POCO CONOSCIUTO COME IL FRAMMENTO DELLE
MACCHINE, NEL QUALE IL FILOSOFO TEDESCO ARGOMENTA CHE UN CAPITALISMO BASATO
SULLA CONOSCENZA CREA UNA CONTRADDIZIONE TRA FORZE PRODUTTIVE E RELAZIONI
SOCIALI, DA DOVE SCATURISCONO LE «CONDIZIONI MATERIALI PER FARE SALTARE IN
ARIA QUESTA BASE».
Un siffatto tipo di capitalismo tenderà a sviluppare la forza intellettuale
del lavoratore, tenderà a ridurre l’orario di lavoro e lascerà ai
dipendenti il tempo di sviluppare talenti artistici e e scientifici al di
fuori del lavoro, elemento che diventa fondamentale per il modello
economico stesso.
Questa, in fondo, è la tesi del libro, e questo è il tempo per la
realizzazione della “profezia”, spiega Mason.
Ripercorre a ritroso la storia del socialismo e non solo («l’uomo del
Postcapitalismo sarà nuovo come quello di Shakespeare, capace di anteporre
l’amore al dovere e per il quale vale la pena morire per valori come verità
e giustizia, molto di più che per gerarchia e onore»), e non per ripetere
il già detto, ma per utilizzare alcuni di quelle tesi alla luce delle
trasformazioni di oggi: c’è Rosa Luxembourg, Lenin, gli operai della Fiat
alle prese con le occupazioni negli anni ‘60 e anche Toni Negri, il quale
«intuì già negli anni ’70 che la fabbrica non era più il posto adatto per
le lotte sociali, oggi quella previsione si è verificata».
«Un’economia basata sull’informazione, con la sua tendenza a generare
prodotti a costo zero e diritti di proprietà deboli, non può essere
un’economia capitalista», scrive Mason, e non a caso cita Wikipedia come il
principale esempio di questa tendenza storica: realizzato gratuitamente da
27.000 volontari ha cancellato il settore delle enciclopedie, privando
l’industria pubblicitaria di 3 miliardi annui di introiti.
Mason sottolinea come dentro e intorno ai sistemi di mercato, negli ultimi
dieci anni, sia nata una vita economica parallela, una vera rivoluzione a
proposito della quale nessuno si sta chiedendo cosa significhi davvero per
il capitalismo.
Nuove forme di proprietà, di prestito, di lavoro, di contratti, dalla
sharing economy alla peer-production sono secondo Mason la via d’uscita al
capitalismo che non dovrà essere un rifugio, né un meccanismo di
sopravvivenza, ma un nuovo modo di vivere.
Sarà la produzione collaborativa, dunque, che tramite le tecnologie di rete
usate per produrre beni e servizi gratuiti o condivisi indicherà la strada
per superare il sistema di mercato.
E proprio il concetto di “reti contro le gerarchie” è l’idea con cui Mason
– che negli ultimi anni ha studiato i movimenti sociali e di protesta di
tutto il mondo, inclusi quelli contro il capitalismo finanziario – lega
tutte le sue argomentazioni, anche se non spiega come fare.
Tuttavia lo scopo del saggio, spiega, «non è fornire una guida
all’organizzazione, ma tracciare una mappa per consentire a individui e
movimenti di ricavare coordinate per il viaggio da intraprendere».
È una trasformazione che deve partire dalla “granulosità” della rete, dal
contributo dei singoli, e non dallo scontro diretto con le istituzioni
globali: per dimostrare il fallimento dei vecchi metodi, Mason fa l’esempio
della Grecia che, nel gennaio 2015, nonostante un governo di sinistra
radicale, è stata costretta a scegliere tra bancarotta e sottomissione da
quell’ «uno per cento» rappresentato dal potere finanziario.
QUALI OBIETTIVI DEVE AVERE IL MONDO POSTCAPITALISTA? QUI MASON TRACCIA DEI
PUNTI CHIARI, IN QUELLO CHE LUI CHIAMA “PROJECT ZERO”.
Ridurre le emissioni di CO2 per limitare a 2 gradi l’aumento della
temperatura entro il 2050; socializzare il sistema finanziario e così
stabilizzarlo entro il 2050 per evitare che invecchiamento della
popolazione e cambiamenti climatici portano a un’implosione dell’economia
mondiale; puntare sulle tecnologie ad alto contenuto informativo per
affrontare in modo più efficace malattie, dipendenza dal welfare e scarsa
istruzione; utilizzare la tecnologia per ridurre il lavoro necessario e
promuovere una rapida transizione verso un’economia automatizzata.
È qui che il pensiero di Paul Mason è molto più vicino all’utopia che non a
una reale ipotesi di trasformazione economica e politica, tanto da
attirarsi forti critiche da più parti.
E infatti il grande merito di Postcapitalismo non sta nella capacità di
immaginare il futuro ma nell’acuta lettura del presente, perché riesce a
rilevare pieghe inaspettate del nostro tempo – sul piano economico e
sociale – tali da fornire interessanti e talvolta inediti spunti per la
comprensione del mondo in cui viviamo.
Probabilmente il capitalismo (che «non è una semplice struttura economica,
ma un’intero sistema che comprende aziende, Stati, i predicatori delle
baraccopoli di Lagos e gli analisti imbroglioni di Wall Street») dominerà
il mondo ancora a lungo.Tuttavia l’analisi di Mason dimostra come una
società più umana, equa e sostenibile potrebbe nascere proprio dalle
contraddizioni prodotte dal fallimento economico dell’Occidente.
Fonte: QCode magazine
Originale:http://www.qcodemag.it/2016/05/16/postcapitalismo/