Dal cemento ai bit, per un nuovo welfare delle relazioni
Il documento dell'associazione netleft sul prossimo voto del 19 giugno
La scadenza elettorale di questo giugno dimostra in maniera lampante il
duplice processo che sta investendo la società italiana. Da un lato si
evidenzia la destrutturazione delle forme dei poteri che hanno
caratterizzato le gestioni politiche degli ultimi 20 anni e la riduzione
progressiva della rete di interessi e di tutele che questo sistema ha
garantito a pezzi non secondari della società italiana e, dall’altra,
l’apertura di una frattura sempre più netta ed esplicita tra i soggetti
ancora coperti dalla vecchia rete di garanzie e la massa delle persone
espulse e relegate ai margini.
Questa rottura che sta attraversando sempre più in maniera netta le società
occidentali impone la collocazione in un campo netto per le forze della
trasformazione. Non per semplice collocazione difensiva degli interessi
degli esclusi, ma per collocazione in quel territorio nel quale la
sperimentazione delle nuove forme sia della politica sia delle forme
produttive e sociali, consentono la sperimentazione di nuove e avanzate
forme di ricomposizione sociale e di progettazione di processi di
cambiamento. In questi mesi abbiamo chiamato questa nostra scelta la
Transizione Possibile, la riprogettazione, cioè, di nessi e processi che
siano in grado di sfruttare le potenzialità delle innovazioni tecnologiche
del digitale per costruire nuove modalità produttive, nuove forme di
distribuzione e nuove forme di consumo basate sulle forme delle relazioni,
dei processi di condivisione, di co-operazione, di autogestione. Crediamo,
infatti, che la politica di questo secolo possa dispiegare le potenzialità
di progettazione di nuove economie, di nuovi prodotti, di nuovi bisogni che
rendano compatibile la presenza umana sul nostro pianeta. Noi di Net Left
chiamiamo questa politica il nuovo Welfare delle Relazioni che rappresenti
la costruzione di una presenza umana che sappia rispettare non solo tutti
gli umani, ma sia a garanzia di tutti i viventi e cicli ambientali del
pianeta. Oggi le conoscenze scientifiche e le acquisizioni tecniche
consentirebbero la riduzione dell’impronta umana sui cicli di vita e
ambientali e la politica deve scegliere questo nuovo terreno per dispiegare
la sua attività. Nelle ultime elezioni, in particolare, abbiamo lanciato lo
slogan: “Dal Cemento al Bit” pensando che il modello di vita nelle città
debba passare dal vecchio modello di sviluppo, basato sul consumo del
territorio, sulla speculazione e sulla rendita, ad un modello di
riorganizzazione dei flussi decisionali, delle capacità autorganizzative
delle persone, sulle produzioni leggere e autoprodotte, sul soddisfacimento
di bisogni relazionali e non sul modello di consumo. In altre parole, su un
modello di vita sociale che rompa con le gabbie del vecchio modello
produttivistico.
Per questo non possiamo non intervenire anche in questo turno dei
ballottaggi. In ogni città va fatta la scelta di campo, analizzare chi si
pone da un lato della faglia, in completa continuità con il modello
sociale, economico e produttivo che ha governato questi decenni e chi si
pone sul terreno della sperimentazione di nuove e più avanzate forme di
consapevolezza.
Noi di Net Left non consideriamo le attuali forme e forze politiche
all’altezza delle risposte, ma i luoghi non sono neutri e vanno misurati
per la loro porosità alle novità e alla sperimentazione. Per questo motivo,
in particolare, crediamo che nei ballottaggi a Napoli, Torino e Roma sia
possibile individuare facilmente sia i tratti del continuismo e sia quelli
dei processi innovativi. De Magistris, Raggi e Appendino ognuno con le
proprie caratteristiche, infatti, rappresentano la possibilità di aprire
nelle rispettive città dei laboratori in discontinuità con le gestioni
passate. Per questo motivo crediamo di poter dare, in maniera decisa,
indicazioni per un voto per questi candidati.
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