Da un articolo di Michele Mezza.
Flavia
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Costruire una legge per la rete attraverso un wiki (http://
tinyurl.com/DDL-Vita-Vimercati). Chiamare a raccolta il popolo della
rete per proporre una legge che sia frutto dell’intelligenza
collettiva. Questa è l’interessante proposta di Vincenzo Vita e Luigi
Vimercati cui tutti possono e debbono partecipare
In tutt’Europa si è acceso il dibattito sulla rete.
Meglio ancora: divampa il conflitto.
Francia, Spagna, Inghilterra, Svezia sono alle prese con il problema
di disciplinare le procedure di accesso e utilizzo della rete.
Paradossalmente, mentre negli Usa, da dove veniva la minaccia contro
la neutralità di internet, si è placato il furore di chi voleva
privatizzare gli accessi alla rete, proprio in Europa, la patria del
welfare, si sono allertati gli appetiti di burocrazie statali e
gruppi editoriali per mettere sotto chiave il web. Anche in Italia si
intravedono avvisaglie di lucchetti al web. L’on Carlucci, brandendo
l’ormai logora bandiera della caccia al pedofilo, avanza proposte di
blindatura della rete. Il ministero delle attività produttive spinge
per soluzioni anti downloading, schierandosi accanto ai content
providers. E’ all’ordine del giorno il tema di dare una risposta
politico giuridica al problema.
Due parlamentari del partito democratico, i senatori Vincenzo Vita e
Luigi Vimercati, entrambi sottosegretari alle telecomunicazioni nei
precedenti governi Prodi, hanno elaborato una proposta di legge. Un
testo intitolato ambiziosamente Per la Rete libera e per il software
libero. Ma invece di presentarlo in Senato hanno deciso di esporlo al
giudizio della rete. Prima con una consultazioni di opinion leader e
comunità digitali, poi con la pubblicazione di un wiki on line
(
http://tinyurl.com/DDL-Vita-Vimercati) dove ognuno, ma proprio
ognuno, può intervenire direttamente sul testo avanzando emendamenti,
modifiche, integrazioni.
I promotori hanno già annunciato che intendono estendere l’iniziativa
anche ad altri parlamentari di altre forze politiche, compresi i
partiti della maggioranza. L’obbiettivo è quello di un progetto
condiviso, che trovi un punto di equilibrio su una proposta del
sistema paese sulla rete.
Metodologicamente mi sembra comunque una proposta davvero
interessante. Diciamo che è la cosa che in Italia si avvicina di più
al metodo Obama: non usare la rete per parlare meglio con i propri
elettori ma per far parlare gli elettori fra loro. Credo sia
importante che dalla rete venga una risposta di alto profilo, sia
quantitativamente che qualitativamente. L’occasione è ghiotta: si
tratta di riuscire a far arrivare in parlamento un’idea diversa della
rete. Dobbiamo metterci, noi stessi, alla prova: dopo mille mugugni e
borbottii dobbiamo cogliere l’opportunità di diventare propositivi.
La comunità di AgoraVox deve esprimersi: cosa vogliamo che diventi la
rete, come vogliamo che sia usata in Italia, che deve fare la
pubblica amministrazione per facilitarne l’accesso, come abbattere
barriere e ostacoli?
Sono questi i punti da trasformare in proposte concrete: il popolo di
internet deve entrare in campo: 10,100,1000 proposte per dare un
volto umano alla rete e permettere che anche internet sia un pezzo
del made in Italy. L’idea è quella di tenere il dibattito aperto fino
al 15 luglio e poi tirare le fila e presentare come proposta di legge
il testo finale. Proviamoci e partecipiamo: chi ha cose da dire parli
ora o taccia per sempre.
Fonte:
http://www.agoravox.it/spip.php?page=article&id_article=6257